Street food Garbatella, cibo di strada

In Informazione, Persone

Immagine: http://www.viralglobalnews.com/2014/03/14/five-second-rule-dropped-food-supported-science/

Ormai in inglese suona tutto meglio. In effetti “cibo di strada” sembra quasi aver trovato mezzo panino per terra, prenderlo, soffiarci sopra e mangiarselo 😛
A Garbatella qualche settimana fa, c’è stato un raduno di queste cucine italiane ambulanti. Alcuni amici erano curiosi, e siamo andati. Abbiamo nuotato in un marasma di corpi affamati.

Il percorso storico

Negli anni 80 è nato il fast food. Da quel momento sono esplosi un po’ ovunque nella grandi città esercenti stile McDonaldZ.
Col passare del tempo, con un po’ di informazione e con la lenta sensibilizzazione, l’immaginario collettivo del fast food è cambiata.
E come non poteva, in un paese come l’Italia, dove la cucina e la dieta sono le più invidiate al mondo? (…quanto tempo c’è voluto!)

Allora ecco lì nascere lo slow food, associazione che promuove l’enogastronomia in risposta alla frenesia e follia del fast/junk food.
E chi non ci ha mangiato sopra, in tutti i sensi: lo specchio commerciale ha subito colto l’attimo e riflesso questo risveglio, promuovendo questo “nuovo” approccio alla tavola…che a pensarci bene, è sempre stato nel sangue degli italiani. Trattorie, ristoranti, fino ai pasti luculliani domenicali in famiglia che iniziano alle 13 e finiscono alle 17!

Fast, slow, street…boh

E’ un mare, sconvolto da venti sempre nuovi, sempre in tempesta. Non si trova pace. E sempre pronti a salpare e a farsi spingere dal vento, galeoni, che una volta si chiamano burgHer king, poi starbAX…e poi eataly. Eataly?!?…perchè storpiare il nome Italia? E perchè dare un nome inglese ad una cosa italianissima? Sembra vergognarsi della propria identità, ma sfruttarla al tempo stesso?

A Garbatella

Sembrava ci fosse il Papa alla finestra. Code interminabili di fronte a questi tendoni bianchi. Tutti riuniti per assaggiare la novità! I cibi che vedevi in giro erano: pizza, salsicce, birra e panini -.-
In alcune zone dei primi piatti…che se devi fare mezz’ora di fila, in mezzo a quel casino, per mangiare quando ormai la fame ti è passata, un piattino di cous cous con zucca e verdure, tanto vale che te lo porti da casa, fatto con le tue manine, ad 1/4 del prezzo, in un parco vicino casa, con i figli che giocano nel prato, “lontano” dal rumore delle auto e dalla puzza di smog, e inviti pure i vicini e qualche amico, e passate una giornata memorabile davvero, riuscendo a dialogare senza avere la sensazione di stare in discoteca!

A Firenze, qualche settimana prima c’era stato un festival simile. Più curato, più selezionati gli esercenti, tutti i venditori con la macchina o il carretto con design simpatici, senza una calca micidiale, con una buona selezione musicale di sottofondo. I menu stavolta erano più vicini alle tradizioni culinarie regionali e ad occhio, più salubri.

Vabbè, vediamo salpare anche questo veliero. Dopo l’ipocrisia galoppante dell’expo, e in attesa del prossimo “X food”, vi lascio con questo commento anonimo, di un signore, cui tentavo di spiegare cosa fosse lo street food. Forse non gliel’ho spiegato correttamente, forse sì, chissà, ma la sua risposta di getto mi è piaciuta e la riporto qui:

“Siete una manica di imbecilli*, queste si chiamano sagre, le abbiamo inventate 500 anni fa. E venite qui a mangiar sta monnezza che fa figo!”

Anonimo

Come dar torto alla saggezza delle generazioni che ci hanno preceduto?

* ho un po’ edulcorato la parola originale…

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