Steiner, tra vita e morte

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Immagine: http://writing.wikinut.com/img/ef8gm7lwvb646n0o/Crossing-Over-To-The-Deva-Chan

Gli uomini devono qui sulla Terra conquistarsi sempre di più rappresentazioni sulla vita dopo la morte per essere in grado di ricordarsene dopo la morte, onde portare con sé qualche cosa al di là delle porte della morte.

Morire in realtà è solamente uscire dalla coscienza del corpo fisico.

Nella morte l’uomo si strappa fuori dalla Terra. E, se abbiamo raggiunto la conoscenza immaginativa, possiamo vedere che l’uomo non muore, bensì ci è dato di scorgere, in una visione diretta, come nella morte egli risorga dal suo cadavere in mezzo ad immagini viventi.

Tra vita e morte

Quando siamo passati attraverso le porte della morte, la nostra sapienza continua, la vita continua, diventiamo più capaci. Questo è un fatto di cui gli uomini debbono compenetrarsi.
I pensieri che noi ci formiamo qui sui mondi spirituali sono un nutrimento per una delle forze più importanti che ci rimangono dopo la morte: per la forza del pensare. Possiamo avere tra la morte ed una nuova nascita immaginazione, ispirazione, intuizione, ma non possiamo avere i pensieri. Questi li dobbiamo guadagnare qui sulla Terra (per mezzo della coscienza dello Spirito). Di questi pensieri che ci siamo elaborati qui sulla Terra ci nutriamo per tutto il tempo tra la morte e una nuova nascita e abbiamo fame di tali pensieri quando non ce li siamo formati qui sulla Terra. La salvezza della Terra dipende dalla realtà che l’umanità nel presente non trascuri di formarsi pensieri sui mondi spirituali.

Poiché moltissimo dipende dal fatto che il cammino dell’evoluzione dell’umanità venga compreso spiritualmente.

Così l’uomo può sempre meglio imparare qui sulla Terra come sarà la sua vita quando avrà passato la soglia della morte. Escludere il sapere sui mondi spirituali durante la vita sulla Terra vuol dire rendersi cieco nel senso animico-spirituale per la propria vita dopo la morte. E si penetra nel mondo spirituale proprio come un invalido, dopo la morte, se si abbia trascurato la volontà di sapere qualcosa del mondo spirituale; poiché l’umanità si evolve verso la libertà. Naturalmente si passa attraverso le porte della morte anche se qui sulla Terra non si è sviluppato alcun sapere intorno al mondo soprasensibile; ma si entra in un mondo nel quale non si vede nulla, nel quale si può procedere solo a tastoni.

Sia pure stato, qui sulla Terra, un uomo chiaroveggente quanto si vuole, abbia pure egli guardato in modo chiaro il mondo spirituale: se è stato troppo pigro e non ha trasformato quanto gli è stato dato di vedere in concetti ordinari afferrabili con la logica, egli sarà dopo la morte come accecato nel mondo spirituale.

Il nostro cadavere in realtà ha ben poco a che fare con noi; esso interessa invece moltissimo al Cosmo. Con il suo aiuto la Terra intera pensa e si fa delle rappresentazioni come noi lo facciamo durante la vita terrena parzialmente con il nostro cervello. Chi ha compreso che cosa sia la morte non la teme più. La morte è la cosa più sublime, l’avvenimento più possente del nostro essere qui sulla Terra e là nel mondo spirituale.

[…]

Noi impariamo a poco a poco a sapere che i morti non sono morti, sono passati solamente a un altro campo di azione; essi operano insieme a noi in quello che noi compiamo.

Fonte: “Il Legame fra i Vivi e i Morti”, Rudolf Steiner

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