Si può vivere di agricoltura?

In Persone, Viaggio Wwoof

Con questo articolo continua la serie delle sfide in campagna. Questa è una delle domande che ho ricevuto più spesso: si può vivere di agricoltura?

Di per sè la domanda fa un po’ ridere…diamine certo che si può vivere. Secondo te, quando di metti in tavola 3 o più volte al giorno, non è forse un agricoltore che devi ringraziare? L’agricoltura è il teatro dove si recita l’opera. Nessuno però fa mai caso che nel teatro, oltre ai figuranti e alla scena, serve un palco, un muro alle spalle e tutta la struttura che regge luci, telo e baraccone.
Questa è l’agricoltura. Non ne parla nessuno in questo senso e nessuno ci fa caso. Nessuno conosce i problemi di cui è gravata. E’ data per scontata, ma non lo è affatto! L’agricoltura fa sì che riempiate il piatto quotidiano, sia che sia genuino, sia che siano mondezzuole da macchinetta di merendine in ufficio. Finchè non si creerà il cibo con le stampanti 3D (stanno studiando anche questa!)…e dio mi scampi da questo ignobile futuro, l’agricoltura è le fondamenta di tutto.

Se potete dedicarvi a lavori nel terzo, quarto, quinto settore…è perchè qualcuno opera nel settore primario.

Quindi, certo che si può vivere di agricoltura! Anzi, tutti noi stiamo vivendo di agricoltura, prima di tutto il resto. Magari lo facciamo alle spalle di popolazioni malnutrite in altre parti del mondo, mentre noi abbiamo uno scarto a monte, in mezzo e a valle che fa paura. Magari per ragioni di mercato distruggiamo tonnellate di derrate alimentari per problemi di concorrenza fra paesi sotto accordi internazionali. Magari facciamo agricoltura spendendo 10 calorie per ogni caloria prodotta. Magari lo facciamo contando su risorse non rinnovabili che sono un terribile scotto da pagare per agricoltori, uomini, animali e pianeta terra, impoverendo suoli ed inquinando falde. Ma non polemizziamo…siamo abituati a chiudere un occhio su queste piccolezze -.-
Piuttosto, dall’alto delle nostre capacità di regolare la nostra vita personale individuale quotidiana, pretendiamo di sapere cosa è bene per il mondo intero e ci preoccupiano che nel 2050 bisognerà nutrire un numero sempre maggiore di persone. E via giù a metter toppe, a far teorie e studi e proposte indecenti, mentre multinazionali brevettano sementi. Ancora e ancora a rigirarsi in un infangato punto di vista distorto da quale si pensa di vedere bene il quadro e dal quale si pensa di sapere fornire soluzioni valide, lungimiranti e sostenibili.

Esame di coscienza

L’unico esame che non si fa all’università è quello di coscienza…e se si fa, pochi lo superano. E’ un esame di idoneità comunque, non c’è voto, o lo passi o non lo passi.

Veniamo ora al punto di vista da cui parte la domanda: ho un contratto a tempo indeterminato di 1400 euro al mese, mi sfascio le palle dalla mattina alla sera 8 ore dietro ad un pc, bevo 3 caffè al giorno, odio il capoufficio, ho la bile al posto del sangue, mi sto ammalando per l’ariaccia che respiro e le sigarette che fumo, sì e no che mi faccio una vacanza di 1 settimana una volta l’anno dopo aver discusso con i colleghi per quali giorni prendermi facendomi problemi a lasciare scoperto l’ufficio che nemmeno mi ringrazia, sto 2 ore al giorno nel traffico a sentire squallida musica alla radio e pubblicità su quale auto dovrei comprarmi, il mio vicino di casa è rumoroso, l’affitto mi porta via il 60% degli introiti, per non parlare di tasse e spese varie…se mandassi tutto a quel paese e decidessi di fare un cambiamento radicale dedicandomi all’agricoltura, sarei in grado di viverci, come, nonostante le rogne, riesco ora?

La risposta è: sì e no!

Prima di tutto evidentemente la tua vita non è vita, ma sopravvivenza. Potresti sopravvivere di sola agricoltura? Beh, avresti gran parte di quei problemi quotidiani risolti, ma non tutti, e comunque, dovresti rimetterti in gioco, studiare qualcosa, provare e reinvertarti un po’. C’è chi lo ha fatto, c’è chi lo fa, ma, se il tuo obiettivo sono 1400 euro x (12+1+1)…l’agricoltura non fa per te. Molti che hanno lasciato quella vita e cominciato “da zero” in campagna, magari hanno tirato su una mini-azienda che fattura sì e no 5000 euro l’anno.
Sei disposto a diventare qualcuno che non sai nemmeno di poter essere? Sei disposto a riaccendere quel fuoco che ora è fiammella ricoperta di oscurità? Cosa cerchi? La vita, la sopravvivenza, il tirare a campare, il prendo quello che mi capita come va, il non ho più niente da perdere, il come va va?

Potrei dirti che, se sei disposto a fare quello che fai ogni giorno, hai una forza ed una resistenza smisurata. Uno sforzo che io personalmente ho rifiutato di fare, dato che ho lasciato 3 strade lavorative, di cui 1 sotto padrone e altre 2 interessanti.
Ma sarebbe stato come comprare un bel paio di scarpe…di un numero sotto il tuo. Sono strette, dolorose, ci cammini male: non fanno per te.

Ok, ma i soldi?

Ma questo articolo non ti soddisfa…vuoi una risposta pratica. Così, se dico no, puoi sentirti più caldo e coccolato sotto le tue coperte; se dico sì, forse cominci a farti ronzare qualcosa in testa, ma poi…tra dire e fare, c’è sempre di mezzo il mare. E magari aspetti prima di vedere come va a me o ad altri come me.

Ma aggiungiamo qualche informazione.

Di tutte le realtà che ho visitato solo una si reggeva sul solo lavoro in campagna. E gli introiti erano spezzati al 50% tra produzione agricola e agriturismo. Letto bene?
Altre aziende hanno una casa in affitto da qualche parte, oppure uno dei coniugi lavora e l’altro segue il podere, oppure si riceve pecunia per un’attività sociale svolta con ospitalità di ragazzi difficili dall’estero.
Il rischio agricolo è alto. Non solo da un punto di vista economico, ma anche fisico. Sei lì fuori esposto ad una quantità di pericoli innumerevole.

Se devi comprare qualcosa è sempre una sberla.

“In campagna, chi compra fallisce. Chi ha fatto debiti è sempre crepato.”

Una piccola/media impresa si regge se spezza le entrate su attività diverse. Si possono fare piccoli investimenti passo passo. Si devono fare acquisti intelligenti e solo se indispensabili. Mai acquistare tutto nuovo! Si deve essere creativi nel riciclo e nel riuso.

Ancora la domanda

Vuoi ancora chiedermelo? La risposta è dentro di te. Io sto scrivendo questi ultimi articoli, che hanno un taglio ben preciso e deciso. E dai riscontri che ho avuto, solo pochi hanno capito. Gli altri si sono accontentati di leggere le difficoltà per capire che non vogliono lasciare la strada vecchia per la nuova. Ma ci si arriverà: tutto a suo tempo.

Nella permacultura ho trovato delle direzioni e delle proposte preziose ed interessanti. In me c’è l’immagine di una terra, di un mondo futuri. So come sarà. Non so quanto tempo ci vorrà.

La vita è come ognuno di noi la fa. Non c’è una strada maestra. Siete voi i maestri e gli allievi di voi stessi. Non è più il tempo di guru o maestri. Ognuno di noi ha tutti gli strumenti per aprire sè stesso e leggersi. Nonostante la crisi, sento continuamente storie di ragazzi che hanno lasciato lavori stabili perchè…si erano rotti le palle. Il solo dire: io rinuncio a questo, perchè sento che non è più giusto per me. Questo è l’oro che esce dall’uomo, inestimabile rispetto a quello terrestre.
Non è imposto all’umanità di stare male. E’ solo richiesto da alcuni, ma voi non siete tenuti a dare il vostro consenso. Non è la vostra strada. Il libero arbitrio si esercita con il consenso di voi che siete di fronte, anche per farvi del male.

Oggi abbiamo accesso ad una quantità di informazioni micidiale ed abbiamo superato in pochi decenni limiti scientifici e fisici impressionanti. Possiamo condividere esperienze con un click, diventando esempio, aggiungendo un mattone di esperienza al castello dell’uomo; e qualche giorno dopo, altri 1000 avranno fatto la stessa esperienza, e altri 100 staranno facendo la successiva, che poi condivideranno ugualmente. Perchè non si cerca di maturare un guadagno da un’esperienza fatta e già morta, ma continuare a crescere ed evolvere.

Siamo chiamati ad investire in questo senso evolutivo. Se il mondo cambia rapidamente, chi resta attaccato al passato, morirà con esso. E’ una legge semplicissima. Sono richiesti rapido adattamento e continua metamorfosi. E per ognuno che si legherà a qualcosa di vetusto, tanti altri saranno chiamati a sciogliere quel nodo.

In questi anni sono in atto cambiamenti a tutti i livelli: dal piano spirituale al piano materiale. Il tempo di camminare è passato: oggi, o si corre o si salta in lungo.

Continua…

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