Schiavo del lavoro

In Persone

Tempo fa un amico mi ha girato l’intevista “Io non sono più schiavo del lavoro“, fatta ad un ragazzo, Francesco (impiegato in una grande azienda informatica operante nel settore sanitario con uno stipendio da 1500 euro al mese e l’illustre contratto a tempo indeterminato), che ha scelto di cambiare la sua vita e ora “vive con poco”.

Questo ragazzo ha fatto una scelta importante, che molti definirebbero folle o troppo rischiosa.
Ovviamente si tratta di priorità e punti di vista (io ritengo più folle continuare con una vita insoddisfacente, logorante e stressante). Quindi, un po’ con coscienza, un po’ facendo un salto nel vuoto, Francesco ha fatto quel passo.

Quello che però non mette in buona luce questo approccio è il suo presente. Oggi questo ragazzo ha un sito web in cui raccoglie e condivide consigli su come vivere con poco e aiutare altri a compiere questo passo.
Il sito è attualmente la sua forma di guadagno e, per quanto lo “stipendio” sia più che dimezzato, questo è per lui, di fatto, un nuovo lavoro…per quanto più rilassato e sereno di prima.

E’ davvero cambiata la sua condizione?

Quello che a parer mio è davvero cambiato per lui è il titolo dell’articolo: schiavo del lavoro.

La chiave del giusto cambiamento non è nel vivere con poco, lavorare o non lavorare, ma nell’approccio alla vita e al lavoro. Il problema è più in profondità.
L’errore è percepire il nostro lavoro come una schiavitù: che lo possa essere o meno non è un assoluto.
Lavoro significa “fatica”. Noi fatichiamo più o meno con soddisfazione quando scegliamo la fatica che più ci piace. Non c’è qualcosa nella vita che non richieda un qualche tipo di sforzo: si fa fatica anche ad andare al supermercato per comprare la cena!

Il lavoro

Il lavoro è una questione di organizzazione sociale e di mentalità. Non è nemmeno vincolato a quanto intascate: se un’attività non vi piace, i soldi serviranno solo a far andare meglio giù il rospo da ingoiare.

Non servono riforme del lavoro. Serve una riforma mentale, una ritaratura scolastica, dei veri Maestri ed una ridistribuzione o intelligente assegnazione delle mansioni.
Come tutti i mali peggiori, un lavoro non voluto, lo si paga caro, soprattutto a lungo termine.

Vivere con poco

Attenti alle parole “si può vivere con poco”. Quel poco non significa raccogliere le briciole dal tavolo di qualcuno che mangia troppo o accontentarsi (nella brutta accezione che ha oggi), perchè si può arrivare al punto che gli animali domestici mangino pasti più gustosi e costosi di quelli dei “padroni”.
Tanto meno si deve vivere costringendosi a delle rinunce a seguito dell’esser porsi volutamente in condizione di doverlo fare. E’ verissimo che in stato di necessità le priorità vengono riviste, ma se la rinuncia è sofferta, si trasformerà in un bisogno poi.
Ho conosciuto giovani feroci attivisti ecologisti trasformarsi in pigri consumatori scellerati da adulti, così come maestri spirituali sbandierare stati elevati di coscienza per poi dimostrare ignoranza e incoerenza in parole ed azioni.

La vita non deve essere fatta di rinunce, ma di una serie di sane scelte consapevoli.
La vera battaglia non è con gli altri o col mondo…è interiore.

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2 Comments

  1. E cosa consiglia agli altri, di fare un blog per aiutare gli altri a come vivere con poco dando consigli su come vivere con poco?

    • Mettevo appunto in luce il paradosso del vivere con poco di cui parla Francesco.
      Quello che consiglio io è di entrare in sè stessi, cercando di conoscersi e trovare una scintilla di originalità per illuminare la propria esistenza. Il tutto ispirati dai 3 fondamenti della Permacultura: prenditi cura del pianeta, prenditi cura degli uomini e condividi equamente le risorse in eccesso.

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