La Via del Potere

In Filosofia

Immagine: http://www.baronet4tibet.com/images/tangka_mandala/

Ho letto molto negli ultimi anni. Qua e là nel blog qualcosa ho proposto. Altri spunti sono ricavabili dalle tante citazioni che nel primo periodo del viaggio hanno affollato questo sito. Oggi vi propongo “La Via del Potere – Guida pratica al misticismo tantrico del Tibet” di John Blofeld (cugino dell’acerrimo nemico di 007 😛 ), Ubaldini Editore – Roma.
Il sottotitolo è un po’ fuorviante: diciamo che la vera pratica non si trova nei libri (e non è pratica che troverete qui), in ogni caso, è un testo di approfondimento interessante.

Riporto qui alcune sue parti.

Pratica generale

Tutto quello che si può dire è che, parlando idealisticamente, ogni momento della vita dovrebbe essere impiegato propriamente. Ci sono istruzioni per ogni tipo di eventualità. Se è propriamente compiuta – come deve essere nel caso di un adepto del Sentiero Breve – la pratica allora controlla: il camminare, il sedersi e lo sdraiarsi; l’essere svegli, il dormire e il sognare; il parlare, il ridere e il gioire; il lavarsi, il vestirsi, l’orinare e il defecare; il lavorare, il pregare, il giocare, il mangiare e (se non si è monaci) il fare l’amore.

La pratica quotidiana

Durante la giornata, le sue devozioni, il suo lavoro, i suoi svaghi e le sue relazioni con gli altri, sono tutte mantenute ampiamente libere dall’egocentricità e tramutate nel gioco beato di un essere divino circondato da divinità in un ambiente in cui tutto è considerato emanazione magica della non-sostanza del vuoto, pura e splendente.

La meditazione nei cimiteri

Gli orrori dipinti nell’iconografia tibetana – cadaveri, crani, ossa, sangue, forme demoniache e armi terribili – oltre ad avere un significato esoterico che li eguaglia alla distruzione degli ostacoli karmici, sottolineano la non-dualità. Lo spaventoso Yamantaka, a testa di toro e collana di teschi, danzante su cadaveri dissanguati, non è che Manjusri, la calma personificazione della saggezza. La stessa scintillante ascia del carnefice non è altro che un oggetto di bellezza e non dovrebbe dare più fastidio di un loto in fiore.

Uso particolare dei mantra

In particolare la recitazione dei mantra costituisce la pratica principale di contadini e artigiani che hanno bisogno di una forma di devozione legata alla meditazione da eseguire durante il lavoro. […] Fra i mantra adoperati in questo modo il Mani è di gran lunga il più comune e può servire come esempio generale. E’ composto dalle sei sillabe “Om Mani Padme Hum“, alle quali sono attribuiti tanti significati che il tentativo del Lama Govinda di spiegarle si è sviluppato in un libro di trecento pagine!

Om indica la totalità del suono e, in realtà, la totalità dell’esistenza. Scritta in origine Aum […]. La A indica la coscienza del mondo esterno; la U la coscienza di quanto avviene nelle nostre menti; e la M la coscienza della vacuità non-duale, non-qualificata del vuoto.
Mani (lett. Gioiello) è il simbolo del supremo valore della nostra mente, il vuoto puro riscontrabile sempre in essa una volta eliminati gli strati intermedi della coscienza offuscata.
Padme (lett. Loto) è il simbolo dell’apertura spirituale per mezzo della quale si raggiunge finalmente Mani.
Hum, come Om, è intraducibile. Om è l’infinito e Hum è l’infinito nel finito e quindi indica la nostra Illuminazione potenziale, la percezione del vuoto nel non-vuoto.

Le sadhana

Sia che i suoi sensi percepiscano o no questo, l’adepto deve essere libero dall’afferrare; così, fin quando la sua mente rimarrà come un cielo senza nuvole, non potrà risultare alcun danno dal suo rapporto con gli oggetti, quali che essi siano. Per un tale uomo nulla è banale, nè il corpo umano è un sacco di pelle pieno di sostanze e di tendenze animalesche – tutto senza eccezione, è visto come una manifestazione del vuoto puro, indifferenziato.

Tutto quanto è visualizzato ha una precisa corrispondenza con una realtà psichica esistente nell’adepto. Così la sadhana non è una comune cerimonia religiosa, ma è analoga ad un esercizio eseguito in laboratorio […] al fine di ottenere il risultato previsto e inevitabile.

Indubbiamente c’è chi riesce a entrare in un profondo samadhi, raggiungendo e oltrepassando lo stato di beatitudine, però si direbbe che sono molti di più quelli che non vi riescono. Il metodo tantrico, con i suoi preliminari esigenti e le sue tecniche elaborate, può intimidire; […] tuttavia, si può dire che sono molto pochi quelli che, eseguendo fedelmente i preliminari e compiendo in seguito le sadhana con zelo e regolarità, non riescono a fare notevoli progressi.

Pratica avanzata

1. Tecniche per tramutare le forze emotive in potere spirituale;
2. Tecniche yogiche riguardanti il corpo, specialmente la respirazione, la vitalità sessuale e i centri e i canali psichici;
3. Tecniche riguardanti soprattutto la mente.

Il corpo, inseparabile dalla mente per coloro che pensano in termini di non-dualità, è il vaso sacro in cui si può far fluire la saggezza liberatrice. Gli esercizi psico-fisici non sono intesi per ottenere forza, grazia o stabilità, ma per purificare il vaso della Liberazione.

Il tum-mo è una pratica del tipo Hathayoga descritta in seguito in questo capitolo. Ha lo scopo di generare calore psichico come un mezzo speciale per accelerare la Liberazione. Ma il calore fisico è generato anche incidentalmente; un adepto nudo, seduto sulla neve a una temperatura sub-artica, può sciogliere uno strato di ghiaccio con il contatto del suo corpo.

Poteri molto più difficili da acquisire risultano dalla pratica del pho-wa, il cui scopo è quello di trasferire la coscienza nel momento della morte e con questo fare una scelta riguardo alle circostanze della prossima incarnazione. Il frutto secondario di questa pratica è la capacità di trasferire la coscienza durante la vita dell’adepto, quando e dove egli desideri.

Trasmutazione delle passioni e dei desideri

Più un uomo esce dalla sua solitudine, più osserverà che il suo senso dell’egoismo si riduce proporzionalmente alla sua crescente intimità con gli altri. Soprattutto quando c’è la realtà dell’amore come l’attualizzazione fondamentale del sublime nell’uomo…l’egoismo perde rapidamente la sua influenza su di lui e, corrispondentemente, scompare l’idea dell’altro come un’entità isolata.

In tale momento i loro corpi diventano per essi l’intero universo, che è proprio lo scopo di ogni tipo di yoga.

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