Insieme al pastore di capre – parte 2

In Campagna, Persone

Continua dalla prima parte sul pastore di capre nel viterbese.

Domenica noi siamo arrivati da lui a metà mattinata. Stava sistemando quei gradini. Siamo andati al terreno che era quasi ora di pranzo. Il terreno dista circa 10 minuti di auto dal paese…e l’auto ovviamente è uno scassatissimo pandino 4×4…un must nelle campagne italiane.
Prima cosa è entrato nel capraio, una struttura solida, per quanto molto semplice: quattro tronchi in croce con una rete.

Ma dev’essere ben fatta perchè capita che le capre si grattino con soddisfazione sulle reti o sui pali o per darsi cornate fra loro colpiscano la rete: forme di gerarchia ci sono sempre.

Tanto per raccontare un aneddoto: una capra ha un campanaccio al collo, che gli permette di sentirle anche quando si inoltrano nel bosco; ci diceva ad esempio che il campanaccio non lo può mettere a qualsiasi capra. Se lo mette ad una capra gerarchicamente “sfigata”, le altre la massacrano. Lui deve intervenire prontamente per spostare la campana. Un modo anche per comprendere le relazioni nel gruppo.
Simili dinamiche tra umani avvengono tra animali: gruppi, ghettizzazioni, gelosie o altro. Niente di cui stupirsi.

Ha controllato la grandezza delle mammelle delle capre e verificato lo stato dei capretti. Alcune capre sono un po’ restie ad allattare. A volte perchè non sono i loro cuccioli: una mamma rifiuta un cucciolo, e bisogna trovare una “zia adottiva” che lo allatti.

Si fa anche con altri animali, anche per la cova delle galline ad esempio. Succede spontaneamente anche fra specie diverse di animali in natura…come in una foto sotto dove il capretto cerca di poppare dal cane 😀

Si munge il surplus

Per lui la priorità non è il latte per il formaggio, ma la salute e il benessere dei suoi capi.

Io ieri ho avuto l’occasione di assaggiare una primizia: il primo formaggio dell’anno. Ha potuto fare questo formaggio perchè c’è stata una produzione maggiore di latte. Gli animali che abbondano di latte vanno munti per evitare mastiti, un’infezione della mammella, che può, se non gestita, arrivare a danneggiare definitivamente l’organo.

In una fattoria mi è successo di vedere proprio questa cosa: una pecora aveva perso l’agnellino, il fattore non si era accorto del crescere della mammella (non aveva seguito adeguatamente il wwoofer cui aveva affidato compiti di governo del bestiame), e del fatto che non ci fosse il piccolo a svuotarla, e si è arrivati al punto di non ritorno.

Tornando a noi: i capretti mangiano quello che devono mangiare, il resto, il surplus, viene raccolto per fare formaggi. Mi fa pensare che una volta, chi aveva l’orto, seminava un po’ più del suo fabbisogno, non tanto per altri o per stare sicuro, ma diceva proprio:

“questa zona la lascio alle creature della natura”

Non era sempre così rosea la visione…nella pratica quelle creature sono viste come parassiti perchè danneggiano il raccolto, ma in realtà rappresentano una importante biodiversità.

Nel caso del latte, siamo noi che andiamo a prendere il surplus…quindi i parassiti siamo noi (dai ci stava una citazione vegana!) 😛

Tante nascite questi giorni

In questi giorni stanno nascendo numerosi capretti…tempo mezz’ora stanno in piedi. La prima cosa che imparano, con la collaborazione della madre (e/o l’intervento attento del pastore), è poppare.

La situazione poi è stabile e abbastanza autonoma. Il pastore deve tenerla sotto controllo. Se dei capretti non hanno mangiato, si va dalla madre, si afferra un corno e la si accompagna verso i cuccioli, lì per lì può fare un po’ di resistenza, ma è intelligente e capisce cosa sta succedendo. Si avvicinano i capretti alla mammella: tutti sanno cosa c’è da fare e lei sta lì tranquilla ad alimentarli. Se è restia, basta rifare la manovra ed insistere un po’.
L’esperienza del pastore gli permette di individuare tutte le dinamiche e gli interventi necessari.

Ho assistito alla mungitura di un po’ di latte, anche oggi era in eccesso. Ha deciso di farci il burro.

Il pascolo

Giunta ora di pranzo, terminate le attività all’interno del capraio, siamo andati al pascolo, ha fatto uscire le capre adulte e lasciato lì i piccoli, perchè non ancora pronti per uscire.
Ha un’autorizzazione per muoversi liberamente, nel rispetto di tutte le normative del caso, nei terreni del demanio, per fare fitopascolo.

Ha anche un amico vicino che gli fa usare il suo terreno…aveva, perchè purtroppo si è rovesciato col trattore ed è morto sotto il veicolo. Vi dicevo che in campagna si corrono tanti rischi (oddio…in città si muore in incidenti di auto allo stesso modo e ci si rovina le articolazioni stando seduti per anni davanti ad un pc). Questo signore lo faceva pascolare nei suoi 20 ettari. Un terreno ampio, con un casale, bosco, frutteto, oliveto.

L’oliveto

Oliveto curioso per la forma, non riconoscevamo la potatura e ci diceva che si chiama potatura mono-conica (se non ricordo male). C’era stata l’Università della Tuscia (mi pare) che aveva consigliato questo metodo e che lo avrebbero seguito per interesse scientifico. Investimento, macchinari…
Nella pratica hanno riscontrato le problematiche legate a tale potatura e le difficoltà nel fare certe operazioni di raccolta. Improvvisamente l’Università è sparita e non si è fatta più sentire.
E’ un peccato…ho scritto articoli dove si parla di qualità dell’olio, di oli che vengono da fuori dell’Italia, ecc. Abbiamo tante situazioni di abbandono che dovrebbero essere seriamente recuperate.

Verso il tramonto

Tornando alla nostra giornata. Siamo stati al pascolo per circa 3 ore, poi man mano che il sole calava ci si avvicinava alla base. Quando vai al pascolo sei tu, le capre…e il cane.
Cane che lui ha personalmente addestrato, un po’ leggendo, un po’ intuendo, un po’ chiedendo a gente e addestratori, al recupero di capre e galline. Risponde a comandi tipo “corri a destra”, “corri a sinistra”, “dove sono le capre?”, ecc. E’ fenomenale!

Il cane durante l’addestramento si affatica molto: consiglia di non fare più di 10 minuti di addestramento al giorno. Devi essere pure tu molto paziente: gli fai vedere, lo porti, gli fai i complimenti, ecc…finchè non comincia ad essere più autonomo.
E’ davvero sensazionale come si muove. Purtroppo una volta prese una cornata, quindi ora sta molto attento e cauto. Anticipa ed intuisce.

verso il tramonto

Durante la giornata abbiamo discusso di vari argomenti, oltre alla pratica sul campo, si accennava alla sovranità alimentare e all’attenzione che devono avere i consumatori nell’acquistare solo prodotti di qualità, cercando magari di fare spese un po’ al supermercato, un po’ tramite mercati solidali, gruppi d’acquisto, genuino clandestino, o direttamente dal produttore, ecc.

E poi si è parlato di religioni, filosofie e spiritualità. Confermo quello che ho scritto sopra: tutte le persone che ho incontrato in viaggio posso dire fossero alla ricerca di sè, e in questa ricerca non si può non trovarsi ad affrontare le fatidiche domandone universali. In qualche modo ognuno ha poi sviluppato un suo sentire e un suo pensare, e l’essere contornati dalla natura ha in questo svolto un ruolo cardine…vabbè, non mi addentro oltre, che qui la gente si è accorta che non sto più parlando di agnellini, capretti e gattini carini e coccolosi, tanto piaciuti su facebook. Per la barbosa roba esoterica vi lascio alle vostre ricerche 😉

Alla prossima scampagnata!

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