Azienda agricola…cosa può essere oggi?

In Campagna, Informazione

Andiamo per gradi. Definizione

Disciplina generale civile dell’azienda ex art.2555 c.c. ma inquadrata sulla figura dell’imprenditore agricolo. L’azienda agricola è un complesso di beni organizzati per l’esercizio dell’impresa agricola:

  • coltivazione del fondo
  • selvicoltura
  • allevamento di animali
  • attività connesse: manipolazione, trasformazione, conservazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti ottenuti

Il legame di interdipendenza comporta che l’attività connessa, autonomamente commerciale, sia secondaria e derivi da quella agricola principale.

L’agriturismo è la tipica attività agricola connessa. I prodotti offerti e trasformati devono essere per la maggior parte propri, mentre gli ospiti da accomodare in camera non più di dieci (non sollevo nuovamente discussioni sull’agriturismo, ne ho già parlato qui).

Azienda agricola italiana

A differenza delle realtà anglosassoni che hanno enormi appezzamenti gestiti da pochissimi, pensiamo in particolare a Stati Uniti e Australia, l’Italia vede tanti piccoli e medi imprenditori agricoli con piccole estensioni di terreno. Alcuni ritengono che questa frammentazione non faccia bene all’economia, alla finanza…ai numeri.

La lottizzazione dell’Italia permette a tanti con idee più o meno innovative e a volte contro corrente, di esprimere sè stessi. O ancora ad un nucleo familiare di vivere in campagna mirando all’autoproduzione. E ancora ad un gruppo di ragazzi di avviare una cooperativa che sceglie di investire in prodotti alternativi, magari recuperando specie locali andate perdute, oppure creando fattorie sociali che spostano i riflettori su borghi che vanno spopolandosi.
La campagna si apre a chi sa osservare ed ascoltare e a chi, con intelligenza, studio (personale perchè non sperate in corsi universitari ancora!) e volontà di creare qualcosa di nuovo.

Il legame con la natura ci nutre già solo perchè si è circondati dal colore verde delle piante e non dal grigio di asfalto e palazzi. Per non parlare della salubrità dell’aria e della qualità del cibo di cui ci si nutre.

La terra non deve essere monopolizzata da poche realtà industriali. E’ un patrimonio unico, che come italiani dobbiamo difendere e tornare a vivere.

La maggior parte delle aziende agricole seguono ancora la linea convenzionale. Negli ultimi anni molti si stanno muovendo verso il biologico. Pochi fanno biodinamico. Tanti non hanno certificazione biologica, ma fanno comunque prodotti che non violano le normative europee. Alcuni sono nella rete Genuino Clandestino. Altri ancora fanno prodotti eccezionali senza dar retta a orientamenti europei o mode del consumatore, ma è difficile scovarli.

Attenzione che alcune realtà potrebbero senza saperlo lavorare su terreni insalubri. E’ difficile avere garanzie, sia quando si passa per le certificazioni, sia quando si è in una situazione a prima vista naturale. L’autoproduzione sarebbe la scelta migliore.

Il ritorno dei giovani alla campagna

Sono stato recentemente ad una conferenza in cui, quasi subito, è stato sfatato questo mito. I giovani sono interessati alla campagna, ma quelli che stanno appunto tornando alla campagna non rappresentano una percentuale tale da dire che i giovani stiano tornando alla campagna.
E’ obiettivo guardare ad un trend appena nato e fare questa affermazione? Direi di no. Quindi ignorate queste voci. Abbiamo un mondo intero e quintali di norme che ostacolano questo movimento. Questa ruggine va ripulita. Ci vuole tempo e forza di volontà.

La cosa non ci tange. Abbiamo fatto determinate scelte. Che presto o tardi ci facciano rientrare in una categoria o in un’altra che importanza ha?
A chi interessa che i giovani tornano alla campagna? Questa notizia circola in tv e nelle città…mmm…quindi? Chi se ne frega! Siate protagonisti, non fatevi raccontare le cose dagli altri.

Sei giovane, ti interessa la campagna? Il lavoro che fai (se lo fai) ti riempie le tasche, ma ti succhia la vita? C’è altro fuori dal mondo che questa società ti ha raccontato dalle scuole ad oggi.
Quella società scricchiola: è un non senso che un giovane appena laureato in giurisprudenza, che accetti di lavorare come dattilografo in uno studio di avvocati, vada in giro a dire che finalmente i giovani tornano alla campagna…

L’azienda agricola…nuova

Se pensate di voler vivere in campagna, fatevi prima un bel viaggio come wwoofer. Aprite occhi e orecchie, sporcatevi le mani e chiedetevi se siete disposti a farlo.
Se la risposta è sì, ottimo! Problemi risolti…più o meno…diciamo che ne iniziano di nuovi 😛
Se la risposta è no…allora lasciate perdere. Per ora. Non è ancora il momento…ma arriverà (non è una promessa, è una minaccia!! 😀 )

Azienda agricola in permacultura
Immagine: https://escogitur.wordpress.com/2013/03/23/introduzione-al-meraviglioso-mondo-della-permacultura-principi-metodi-soluzioni-per-una-coltivazione-pret-a-porte/

Il potenziale di un’azienda agricola va ben oltre la definizione che ho condiviso da Wikipedia all’inizio dell’articolo. E oggi, seguendo principi e linee guida della Permacultura, o anche solo la genialità spontanea tipicamente italiana, è possibile pensare e realizzare progetti che sfidano i fondamenti della cultura agronomica degli ultimi decenni, arricchendo di attività connesse o collaterali la vita di campagna.

Siamo passati dal concetto di frutteto a quello di foresta di cibo, dall’approccio di produzione orizzontale a quello verticale distribuito su vari livelli, dalla dipendenza del trattore a soluzioni manuali o semi-automatiche leggerissime e a costi irrisori in confronto, dall’appiattimento di una area all’analisi della sua natura per collaborare con lei, dal protezionismo del brevetto alla condivisione di tecnologie agricole fai da te (creative commons e open source), ecc.

Ne sentiremo di cotte e di crude, ma questa è la direzione futura. Prima lo si capirà, prima vedremo questa terra e il suo popolo sbocciare e colorarsi.



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