Azienda agricola biodinamica Le Spinose

In Le Spinose

Ho passato le ultime tre settimane nell’azienda agricola biodinamica Le Spinose di Antonella Deledda, nella bassa Sabina. 18 ettari a ciclo quasi completamente chiuso. Contornata da colline boschive, ha sia terreni coltivati che pascoli per mucche e pecore.

Le attività sono varie. E’ stato un periodo di lavoro intenso, interamente svolto sull’orto. Un ettaro di orto, con consegne quasi giornaliere su Roma. Due o tre giorni dedicati a noioso lavoro di smistamento prodotti. Diamogli un nome altisonante dai: controllo qualità 😉
Per il resto ho seguito da vicino il lavoro sui campi ogni giorno quasi tutto il giorno.

C’era da raccogliere molto per le numerose consegne, quindi non ci si fermava mai…ecco perchè in altri posti sono riuscito a scrivere più articoli. Anche se qui ho potuto completare la serie di articoli sulla filosofia, cosa che mi ha dato una certa soddisfazione.
L’attività sulla terra è condotta principalmente da una coppia di Sherpa nepalesi (Puphu e Ciocchi), che vivono con Antonella insieme ai loro 4 bambini. Simpatici, forti, integerrimi lavoratori, con cui è piacevole condividere la giornata; con Puphu ogni conversazione diventa l’occasione per farsi grasse risate. Ecco qualche foto delle tipiche bandierine di preghiera che decorano i villaggi in nepal e tibet, qui legate da albero ad albero tutto intorno alla casa.

Come wwoofer sono stato coinvolto nelle pratiche agricole tradizionali (innaffiatura, raccolta, diserbo, pulizia file, smistamento, pulizia terreno, ecc.). C’è anche stato modo di incontrare direttamente alcuni clienti e servirli: la relazione che si instaura tra l’agricoltore e il cliente che può visitare e calpestare il suolo della fattoria, vedendosi raccogliere i prodotti che porterà in tavola, è tutt’altro che quella che può avvenire in un qualsiasi negozio o mercato. Dulcis in fundo, ho partecipato alle integrazioni legate alla agricoltura biodinamica, quali, in questo caso, la dinamizzazione e la distribuzione del 500 preparato. Pratica già vissuta, ma importante da ripetere e rivedere: le modalità sono le stesse per tutti (anche se non tutti le eseguono correttamente), ma ognuno condivide il proprio punto di vista, il suo livello di preparazione e di conoscenza, offrendo suggerimenti, consigli o anche interpretazioni personali.

L’agricoltura convezionale è dominata da uso e abuso di sostanze chimiche di vario genere (fertilizzanti sintetici, antiparassitari, fitofarmaci, diserbanti…e chi più ne ha, più ne mette!), discorso simile vale per la agricoltura biologica, dove però ci sono delle limitazioni nei tipi e nella quantità di trattamenti che si possono fare, ma anch’essa adopra soluzioni non salubri.

L’agricoltura biodinamica non fa uso di alcuna di queste sostanze. L’agricoltore biodinamico è costruttore di terreno, di un terreno sano e quindi di piante e frutti sani. Un lavoro continuo di analisi, di sensibilità nell’osservare lo stato della terra. Consapevole che ogni squilibrio può solo essere stato introdotto da lui stesso, tiene sotto controllo le sue azioni e le reazioni della terra, pronto a mettersi in discussione chiedendosi cosa può aver sbagliato, per migliorare la volta successiva.
Un’agricoltura che fa uso di sostanze chimiche nocive porta sulle tavole prodotti non salutari, danneggia il terreno impoverendolo, avvelenandolo, svuotandolo della vita che in esso è presente.

La biodinamica prende slancio da una serie di conferenze tenute da Rudolf Steiner, nel 1924, per rispondere alle domande di alcuni agricoltori sulle crescenti problematiche che li affliggevano: perdita della fertilità dei terreni e del sapore dei prodotti agricoli. Steiner ha sottolineato l’importanza della cura del terreno: una pianta malata è il sintomo di un terreno non sano. Un terreno sano non contiene le condizioni per cui una pianta possa ammalarsi o un insetto o parassita possano prendere il sopravvento sui raccolti.

Una è la sostanza cardine di cui la biodinamica fa uso: il 500. Chiamato anche corno-letame, si tratta di sterco di mucca, raccolto per riempire corna di mucca, interrate prima del periodo invernale, in luoghi il più freddi possibile. Queste corna rimangono interrate per tutto l’inverno e ai primi segni della primavera dissotterrate. Quello che troverete nelle corna non assomiglierà più neanche un po’ allo sterco iniziale. Durante il periodo invernale, con il freddo, in cui normalmente l’attività degli organismi si riduce, con insetti che vanno in stand-by, alberi che si spogliano e sembrano morire, una straordinaria attività si svolge dentro queste corna! In primavera, se avete seguito il metodo corretto, estrarrete una sostanza colloidale, di consistenza simile al pongo, assolutamente inodore, umida, di colore scuro quasi nero, che intatta tiene la sua forma.
Si tratta del 500, una forma di puro humus. La scienza attualmente non è in grado di fornire una formula definitiva per l’humus. L’humus è vita in evoluzione. Il 500 viene usato quando è ad un preciso stadio di sviluppo, nè prima poichè non pronto, nè dopo, poichè meno vivo (più simile a semplice sostanza organica matura). Viene conservato in appositi contenitori isolanti fatti in modo da preservarne lo stato il più possibile. Sta all’occhio e al tatto dell’agricoltore riconoscere quando la qualità del 500 varia dal momento migliore.

Un paio di interventi l’anno o poco più: 88 grammi da dinamizzare in 30 litri d’acqua a 35° (circa la temperatura del corpo) per 1 ora, da spruzzare su un ettaro di terreno nell’arco dell’ora successiva.
In pochi anni vedrete il terreno aumentare la sua fertilità, migliorare la sua struttura, la sua qualità, il suo colore, la forza delle piante, il sapore dei prodotti, lo stato delle radici.

“Il 500 non è un concime, è uno stimolo per l’attività microbica che sta sotto terra.”

Carlo Noro

Questa fattoria non è la prima biodinamica con cui vengo a contatto. Ho già accennato su facebook in merito. Ho scoperto la biodinamica strada facendo, ne ho percepito e visto, sia con riscontro tangibile, che a livello intellettuale e spirituale, la forza ed essenza, e ho scelto di seguire il sentiero che si apre davanti a me.



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