Avviare innovativi progetti in campagna

In Campagna, Terreno

Continua dal precedente “Cosa devi farci con la terra?“.

Piccoli innovativi progetti in campagna

Piccoli progetti innovativi non hanno normative che li inglobano. Di esempi di qualità non ce ne sono tanti sul territorio. A livello globale, a macchie di leopardo ne trovi, ma, per fini nazionali non contano, non fanno consuetudine. Non importa quello che fanno gli altri, devi dimostrare che tu vuoi farlo o, meglio ancora, lo stai già facendo!

Devi comprendere quest’ottica: un coltivatore tradizionale con X ettari di serre, che produce tanto da riempire Y scaffali a settimana del supermercato, riceve supporto (anche se smadonna, sta con l’acqua alla gola [di acqua non ce n’è mai abbastanza] e non riesce a far tornare i conti a fine anno), si sa cosa fa, come e quanto, si sa che dà da mangiare a questa umanità affamata ed in crescita, è inquadrabile e regolamentato.

Tu magari hai una visione di un pianeta, in cui ogni famiglia (o gruppo di amici) possa gestire in autonomia, per sè stessa e condividendo o scambiando il surplus con famiglie limitrofe o locali, la produzione, in una Repubblica non fondata su “produzione e competizione”, ma su collaborazione e libero scambio; e che possa conservare e farsi tutrice e valorizzatrice di un’area geografica equidistribuita su tutto il territorio nazionale, vivendo con tecnologie che permettano l’indipendenza totale; e che decida per soluzioni agricole che mirano alla biodiversità, che si allontanino da concetti e formule accademiche…prima dovrai dimostrare di essere in grado di scavalcare i muri, parlare con i muri e prendere innumerevoli calci nel culo per le tue scelte, mostrare che altri come te stanno facendo la stessa scelta, che è in atto un cambiamento di scala in questa direzione, e che tutto questo funziona. Allora forse ti sarà dato ascolto…fuori dall’Italia ovviamente (gli italiani hanno sempre bisogno che le loro idee ritornino impacchettate a pagamento dopo essere state filtrate e promosse dal marketing anglosassone).

Devi essere preparato ad affrontare tutto questo.

Dobbiamo fare quello che sentiamo giusto in cuor nostro. Ma dobbiamo anche agire nel luogo e nel momento più opportuno: singolarmente le nostre forze sono minori e non possiamo permetterci di sprecare cartucce: di fallimenti o stalli ne ho visti abbastanza. Non so quanti anni hai, ma la mia generazione deve stringere legami di fiducia e sana collaborazione.
E infine, ma certo non per minore importanza, dobbiamo inserire la nostra voce nel dialogo della collettività in cui viviamo il nostro tempo.

Ho già visto bene dove si finisce agendo da soli e per sè stessi, per quanto buone possano essere le intenzioni. Sto combattendo con me stesso anche su questo fronte.

Chi è riuscito a lanciare un progetto

Persone che ho sentito aver avviato un progetto hanno dato priorità ad una di queste voci: scelgo un terreno non bello, ma so di avere facilitazioni locali dalla pubblica amministrazione; oppure, cerchi una zona, vai a farti conoscere e ti prendi del tempo per integrarti, questo ti permetterà di scoprire tantissime cose ed inserirti con un tuo progetto più agevolmente.

Aron, tu hai viaggiato per molti anni, dovresti poter trovare appoggi vari. Il wwoof può essere una buona occasione, una volta che trovi una regione o una provincia che ti piacciono, ma devi prenderti del tempo giornaliero per andare in paese, adattarti ed adattare.

A primo impatto gli uffici locali ti guarderanno dall’alto in basso, soprattutto se ti presenti in roulotte, come un beduino, con la maglietta di Hendrix, il cappello jamaicano, la cannetta sull’orecchio e magari pure questa barba da reincarnazione di Mosè che di questi tempi pare che tutti abbiano sentito la chiamata dall’alto (senza offesa per i beduini, per Hendrix, per la Jamaica, per l’orecchio, per Mosè e per chi risponde al telefono dell’ultimo piano) […e dovrei andarci cauto con le prese in giro considerato che questo periodo sto con i capelli che sono un mix tra l’ultimo dei moicani e l’ultimo samurai].

I locali, soprattutto gli over60, difenderanno quello che sentono come il loro territorio: tu non sei nessuno, tu sei lo straniero che viene lì a fare cosa? perchè? ecc…

E magari sei così folle da andare a Nerola e chiedere un terreno senza ulivi sopra. La reazione sarà: ma che sei venuto a fa l’agricoltore?? ahahahah…questo è scemo, oppure, questo non sa niente di terra, qui gli ulivi sono il passato, il presente ed il futuro…se non fai l’olio, sei OUT!

Questo è solo un po’ di ciò che incontrerai e di ciò che dovrai smussare o contro cui ti dovrai battere 😉

Ora entriamo nel pratico: continua con “ricerca di un terreno agricolo

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3 Comments

  1. cavoli Riccardo! è proprio così poco rosea, anzi, così accidentata la strada verso un’idea e progetto di ecosostenibilità agro pastorale?
    sembra che tutto si schieri contro un movimento di riscoperta e tutela della terra…!
    dove sta il nodo da scioglere?
    nelle teste della gente? nelle nostre istituzioni? nelle istituzioni europee?
    che palle, sembra sempre che a voler attuare qualcosa di positivo si diventi solo bersaglio dell’ignoranza collettiva invece che stimolo per tutti per un mondo migliore.
    buena vida
    luca

    • Ciao Luca, non è solo ardua la strada, eppure tutto ciò di cui ti parlo è avvenuto veramente e l’ho vissuto sulla mia pelle. Lungi da me mostrare solo la parte bruta…ma chi serve l’ennesimo blog che parla della campagna bucolica come se ci fossero solo rose e fiori? Ne trovi a bizzeffe in giro, ma non ti aiuteranno quando dovrai tirare fuori 30.000 euro per acquistare un terreno o buttare giù un progetto a lungo termine.
      Ti risponderò meglio in uno dei prossimi articoli, ti chiedo gentilmente di pazientare. Speravo che qualcuno a forza di leggere il blog sollevasse la questione.
      Gli amici in città mi dicono: “bella questa esperienza che hai fatto, sarebbe davvero bella una vita semplice così”. E io penso: “Una vita semplice??????”.
      Questo mi fa capire prima di tutto che non leggono il blog, secondo che non sanno minimamente di cosa parlano e che possono continuare a dormire sonni tranquilli e dovrebbero lamentarsi di meno della loro stabile routine quotidiana.
      La campagna non ha bisogno di gente così, ma di gente preparata che sa a cosa va incontro. Con il mio blog offro un rovescio della medaglia, in una medaglia che ha tante facce…tante splendide facce. Ma parlo di ciò che non viene detto, affinchè chi voglia seriamente fare questa strada non si trovi a perdere tempo, e abbia anche un po’ di scorza dura da mostrare 😉

  2. E probabilmente rimarrai sempre il toscano, il biondo (nel caso mio), lo strano, quello venuto da fuori: anche dopo 20 anni che ti sei stabilito li, ormai sarà il nomignolo che ti é stato appioppato e ti rimarrà. Questo l’ho pure visto interregionalmente, quando una persona di palermo aveva preso dei terreni a Enna. Questo Piu le comunita sono piccole piu ció é accentuato. Non vuol dire che le persone del posto non ti hanno accolto, ma che in molte piccole comunità rompere certi meccanismi é quasi impossibile. L’alternativa é quella di creare un intera comunità da zero, dove tutti vengono quindi da fuori, cosa che non é facile, ne forse consigliabile nella maggior parte dei casi, dato il notevolissimo dispendio di energia necessario a fare ciò.
    E iniziare un progetto agricolo completamente da soli, a mio avviso, non é manco tanto consigliabile, anche se trovare i compagni di viaggio che stiamo cercando sembra ogni tanto quasi impossibile

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