Avere o Essere. L’invito di Erich Fromm.

In Filosofia, Persone

immagine: http://fabriziofalconi.blogspot.it/2012/06/erich-fromm-e-la-religione.html

Vivere in città, frequentare le scuole, seguire quello che dicono gli altri. Chi riempie il piatto delle tue esperienze quotidiane? Sei tu che scegli o altri per te? Se si accetta tutto, senza metterlo in discussione, senza chiedersi se è adatto a ciò che siamo, è come credere di mangiare ogni giorno il nostro piatto preferito…senza accorgersi che è l’unico che abbiamo mai assaggiato.

Il libro di Fromm

Avere o essere: il libro che propongo oggi non vi dice nulla che voi non sappiate già nel profondo di voi stessi. E’ solo che la sovraesposizione ad un sistema disequilibrato (per non dire squilibrato), il tempo e la persistenza delle abitudini, attivano un’inerzia e un torpore che minano la libertà dell’essere.

Questo libro mette le mani nel vostro mare, smuove un po’ le acque, che si intorbidiscono un po’, ma riveleranno un fondale dimenticato: per trovare tesori marini sommersi, bisogna smuovere la sabbia sul fondo.
Erich Fromm, con le sue parole scritte alla fine degli anni 70 in Avere o Essere, sa come fare.

Si creano modelli con spinte mediatiche per cui la fama diventa un obiettivo di vita o più tristemente possedere l’ultimo modello di smartphone X o auto Y ti darà finalmente pace e soddisfazione.

Rispondo con Avere o essere

Approfitterò delle parole di Fromm, riportando qualche citazione da “Avere o essere”:

Sembrerebbe che l’avere costituisca una normale funzione della nostra esistenza, nel senso che, per vivere, dobbiamo avere oggetti. Inoltre, dobbiamo avere cose per poterne godere. In una cultura nella quale la meta suprema sia l’avere — e anzi l’avere sempre più — e in cui sia possibile parlare di qualcuno come una persona che «vale un milione di dollari», come può esserci un’alternativa tra avere ed essere? Si direbbe, al contrario, che l’essenza vera dell’essere sia l’avere; che, se uno non ha nulla, non è nulla.”

Questa vi è sicuramente capitato di sentirla citare:

“La nostra è una società composta da individui notoriamente infelici: isolati, ansiosi, in preda a stati depressivi e a impulsi distruttivi, incapaci di indipendenza, in una parola esseri umani ben lieti di poter ammazzare il tempo che con tanto accanimento cercano di risparmiare.”

E questa, molto vicina alle esperienze che sto vivendo con altri ragazzi che incontro lungo il cammino:

“ben pochi sforzi sono stati compiuti per sondare la possibilità di elaborare modelli sociali completamente nuovi e per metterli alla prova dell’esperienza. In realtà, finché i problemi della ricostruzione sociale non prenderanno, almeno in parte, il posto dell’interesse per la scienza e per la tecnica che occupano attualmente le migliori menti, la fantasia umana non sarà in grado di dar corpo a nuove e realistiche alternative.”

Per concludere:

“Coloro che inconsciamente disperano ma indossano la maschera dell’ottimismo non è detto che siano saggi; ma coloro che non hanno rinunciato alla speranza possono riuscire soltanto a patto di mostrarsi tenaci realisti, di far gettito di tutte le illusioni e di valutare appieno le difficoltà. Questa lucidità mentale costituisce l’elemento che distingue gli utopisti presenti a se stessi e gli utopisti che sognano ad occhi aperti.”

La Via è alla nostra portata e questa esistenza è l’opportunità di seguire la nostra genuina volontà e i nostri sogni.

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